UNIONE MONETARIA

L’unione economica e monetaria europea venne sancita con l’adozione di una moneta unica europea nel 1999, in sostituzione delle rispettive valute nazionali da parte degli Stati membri dell’Unione Europea, una politica monetaria comune sotto il controllo della Banca Centrale Europea (BCE). Venne mantenuta la “sovranità politica” interna con i rispettivi parlamenti e governi nazionali. Le politiche economiche di bilancio, fiscale ed industriale, coordinate tra loro per alcuni aspetti attraverso l’Unione, rimangono per buona parte ancora prerogative degli stati, ad eccezione della politica agricola comune PAC.
Le deliberazioni del Consiglio Europeo
Nel giugno 1988 il Consiglio europeo confermò il proprio sostegno alla progressiva realizzazione dell’Unione economica e monetaria e assegnò ad un comitato, guidato da Jacques Delors, Presidente della Commissione europea, il mandato di elaborare un progetto concreto per la realizzazione di tale obiettivo.Il Comitato era composto dai governatori delle Banche Centrali nazionali della Comunità europea, Il “Rapporto Delors”, redatto a conclusione dei lavori, proponeva di articolare la realizzazione dell’Unione economica e monetaria in tre fasi distinte.
Attenendosi alle raccomandazioni del rapporto Delors, nel giugno 1989 il Consiglio europeo decise che la prima fase della realizzazione dell’Unione economica e monetaria sarebbe iniziata il 1º luglio 1990, data in cui sarebbero state abolite, in linea di principio, tutte le restrizioni alla circolazione dei capitali tra gli Stati membri.
Per la realizzazione della Seconda e della Terza fase era necessario modificare il Trattato che istituisce la Comunità economica europea (“Trattati di Roma”), al fine di creare la necessaria infrastruttura istituzionale. Fu quindi convocata una Conferenza intergovernativa sulla UEM, tenutasi nel 1991 in concomitanza con la Conferenza intergovernativa sull’Unione politica. I negoziati si conclusero con il Trattato sull’Unione europea. Approvato nel dicembre 1991 e firmato a Maastricht il 7 febbraio 1992, esso emendava il Trattato che istituisce la Comunità economica europea. A causa dei ritardi nel processo di ratifica, tuttavia, il Trattato di Maastricht entrò in vigore soltanto il 1º novembre 1993.
L’istituzione dell’IME e della BCE
La creazione dell’Istituto monetario europeo (IME), avvenuta il 1º gennaio 1994, segnò l’avvio della seconda fase della UEM e determinò lo scioglimento del Comitato dei governatori. Il carattere transitorio dell’IME rifletteva lo stato di avanzamento dell’integrazione monetaria nella Comunità. L’Istituto non era responsabile della conduzione della politica monetaria dell’Unione europea, che rimaneva una prerogativa delle autorità nazionali, e non aveva competenza per effettuare operazioni in valuta.
Le funzioni principali dell’IME erano:
• 1. rafforzare la cooperazione tra le banche centrali ed il coordinamento delle politiche monetarie
• 2. realizzare i preparativi necessari per l’istituzione del Sistema europeo di banche centrali (SEBC), per la conduzione di una politica monetaria unica e per la creazione di una moneta unica nella Terza fase.
LIME rappresentò un consesso per consultazioni, dibattiti e scambi di informazioni su questioni di politica monetaria e definì il quadro regolamentare, organizzativo e logistico necessario affinché il SEBC potesse svolgere i suoi compiti nella Terza fase.
Si ha così la programmazione delle procedure che avrebbero portato a due convergenze, una istituzionale e l’altra economica:
• 1. convergenza istituzionale: con l’obiettivo di adattare gli ordinamenti nazionali ed uniformarli sulle gestioni della politica monetaria. Si vietò così il finanziamento del disavanzo pubblico attraverso le banche centrali, il cosiddetto canale tesoro.
• 2. convergenza economica: con l’obiettivo di stabilizzare prezzi, tassi di cambio e tassi d’interesse nella futura area euro.
Nel dicembre 1995 il Consiglio europeo decise di denominare euro l’unità monetaria europea che sarebbe stata introdotta con l’avvio della Terza fase della UEM e confermò che quest’ultima avrebbe avuto inizio il 1º gennaio 1999.
Nel dicembre 1996 l’IME presentò al Consiglio europeo le serie di disegni delle banconote in euro che sarebbero state immesse in circolazione il 1º gennaio 2002. Al fine di integrare e precisare le disposizioni del Trattato, il Consiglio europeo adottò nel giugno 1997 il Patto di stabilità e crescita, comprendente due regolamenti e volto a garantire la disciplina di bilancio nell’ambito della UEM.
Il 3 maggio 1998 il Consiglio dell’Unione europea, nella composizione dei capi di Stato o di governo verificò all’unanimità che 11 Stati membri: Belgio, Germania, Spagna, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Portogallo e Finlandia soddisfacevano le condizioni necessarie per l’adozione della moneta unica, prevista per il 1º gennaio 1999, e che questi avrebbero pertanto partecipato alla Terza fase della UEM.
La fissazione irrevocabile dei tassi di cambio
Il 1º gennaio 1999 ebbe inizio terza ed ultima fase della UEM con la conduzione di una politica monetaria unica sotto la responsabilità della BCE. Il 3 maggio 1998 il Consiglio dell’Unione europea riunito nella composizione di Capi di Stato o di governo con la decisione 1998/317/CE sancirono l’adempimento dei parametri di Maastricht da parte dell’Austria, del Belgio, della Finlandia, della Francia, della Germania, dell’Irlanda, dell’Italia, del Lussemburgo, dei Paesi Bassi, del Portogallo e della Spagna.
Il 31 dicembre 1998 l’Ecofin con il Regolamento (CE) numero 2866/98 fissò i tassi irrevocabili di conversione tra l’euro e lo scellino austriaco, il franco belga, il marco finlandese, il franco francese, il marco tedesco, la sterlina irlandese, la lira italiana, il franco lussemburghese, il fiorino olandese, l’escudo portoghese e la peseta spagnola.
• Il 1º gennaio 2001, con l’adesione della Grecia, gli Stati membri della UEM divennero 12
• Il 1º gennaio 2007, con l’adesione della Slovenia, gli Stati membri della UEM divennero 13
• Il 1º gennaio 2008, con l’adesione di Cipro e Malta, gli Stati membri della UEM divennero 15
• Il 1º gennaio 2009, con l’adesione della Slovacchia, gli Stati membri della UEM divennero 16
• Il 1º gennaio 2011, l’Estonia adotta l’euro. Gli stati membri dell’UEM diventano 17.
• Il 1º gennaio 2014 la Lettonia adotta l’euro. Gli stati membri dell’UEM diventano 18.
• Il 1º gennaio 2015, la Lituania adotta l’euro. Gli stati membri dell’UEM diventano 19.
La crisi economica del 2008
La crisi economica globale del 2008 impatta fortemente l’Unione europea e l’Unione economica e monetaria con le nazioni dell’Europa meridionale a pagare il prezzo più alto a livello economico con la crisi del debito sovrano europeo oltre alla mancata crescita economica (Grecia, Spagna, Italia, Portogallo e Irlanda). Particolarmente grave si rivela la crisi economica della Grecia, più volte sull’orlo dell’insolvenza sovrana e a rischio abbandono dell’Unione economica, la cui possibile uscita preoccupa a tal punto l’Unione da varare nuovi vincoli economici e trattati come il Fondo europeo di stabilità finanziaria, il Patto di bilancio europeo e il Meccanismo europeo di stabilità.
A che punto siamo?
All’inizio del 2020 la Banca centrale europea e le banche centrali nazionali dell’area dell’euro hanno avviato un riesame della strategia di politica monetaria dell’Eurosistema, per far sì che essa continui a essere adeguata a perseguire gli obiettivi definiti nell’art.127 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Nell’ambito di questo riesame, la Banca d’Italia ha avviato un dialogo con il mondo delle imprese, del lavoro, dell’impegno sociale, dei giovani, dello sviluppo sostenibile, dell’accademia e dei media, al fine di comprenderne meglio aspettative e preoccupazioni e raccogliere spunti utili a individuare il modo migliore per adempiere al nostro mandato.
Il riesame della strategia
Il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea assegna all’Eurosistema l’obiettivo della stabilità dei prezzi. Fatto salvo questo obiettivo, l’Eurosistema è inoltre chiamato a sostenere le politiche della UE, in particolare:
• una crescita sostenibile, non inflazionistica e che rispetti l’ambiente
• un elevato grado di convergenza dei risultati economici
• un elevato livello di occupazione e di protezione sociale
• il miglioramento del tenore e della qualità della vita
• la coesione economica e sociale e la solidarietà tra gli Stati membri
Dalla revisione della strategia avvenuta nel 2003 abbiamo assistito a cambiamenti fondamentali nell’economia. La crisi finanziaria globale, quella dei debiti sovrani nell’area dell’euro e da ultimo la pandemia hanno richiesto l’adozione di strumenti innovativi di politica monetaria per preservarne la trasmissione all’economia, stimolare la domanda e garantire la stabilità dei prezzi.
Sviluppi come la globalizzazione, la digitalizzazione, l’invecchiamento della popolazione, i cambiamenti climatici possono avere effetti persistenti sulle scelte e sui comportamenti delle imprese e delle famiglie, sul funzionamento dei mercati finanziari, sull’economia nel suo insieme. Ne discendono implicazioni complesse per la politica monetaria. La crisi pandemica ha aggiunto ulteriori elementi di difficoltà, sia per la profondità della crisi economica che ha generato nell’immediato, sia per gli effetti che potranno perdurare nel medio e lungo periodo.
Mediante il riesame vogliamo rendere la nostra strategia di politica monetaria la più efficace possibile in questo contesto, complesso e in mutazione.