Unione doganale Ue

L’unione doganale dell’UE, istituita nel 1968, agevola gli scambi commerciali per le imprese, armonizza i dazi doganali sui beni provenienti dai paesi extra UE. In pratica, nell’unione doganale i 27 paesi dell’UE collaborano come se fossero un’unica entità. Applicano le stesse tariffe alle merci importate nel loro territorio dal resto del mondo, mentre non applicano tariffe fra di loro.
Nel caso dell’UE, ciò significa che non si applicano dazi doganali alle merci trasportate da uno Stato membro all’altro. Il dazio doganale proveniente dalle merci importate nell’UE corrisponde a circa il 14 % del bilancio totale dell’UE e rientra nelle risorse proprie tradizionali.
Procedure doganali
I controlli doganali alle frontiere esterne dell’UE tutelano i consumatori dalle merci e dai prodotti potenzialmente pericolosi o nocivi per la salute. Proteggono gli animali e l’ambiente contrastando il commercio illegale di specie a rischio di estinzione e prevenendo malattie vegetali e animali.
Le autorità doganali collaborano con servizi di politica e immigrazione nella lotta contro la criminalità organizzata e il terrorismo. Combattono i traffici di esseri umani, droga, armi e merci contraffatte e verificano che chi viaggia con ingenti somme in contanti non stia riciclando denaro, evadendo il fisco o finanziando organizzazioni criminali.
Le dogane dell’UE lottano anche contro le frodi fiscali e sui dazi doganali da parte di imprese e privati cittadini, che privano i governi nazionali di risorse vitali per la spesa pubblica.
Unione doganale Ue
L’unione doganale Ue implica la fusione dei territori di diversi Stati in un unico territorio, ovvero, ai fini degli scambi commerciali, è come se fra questi Stati non esistessero frontiere.
Tuttavia, non ci si trova soltanto nell’ambito di una zona di libero scambio, ma gli Stati che ne fanno parte formano un’unica frontiera verso l’esterno e applicano quindi gli stessi dazi quando commerciano con Stati terzi.
Dal 1968, infatti, la Comunità prima e l’Unione dopo, hanno adottato una tariffa doganale comune , importando dai paesi terzi e sdoganando una singola volta da uno qualsiasi degli Stati membri ed entrando così nel territorio comunitario, si dice che in questo caso un prodotto circola in libera pratica.
Ostacoli agli scambi
Esistono due tipi di ostacoli:
• tariffari, ovvero dazi
• non tariffari, ovvero requisiti tecnici
Dazio: somma di denaro che viene pagata in ragione del fatto che le merci varchino la frontiera. All’interno dell’unione, i dazi e le tasse di effetto equivalente sono vietati.
• Occorre, però, sottolineare che agli Stati non è completamente vietato esigere una somma di denaro alla frontiera, tuttavia è necessario che essa sia il corrispettivo di un servizio effettivamente reso, che il servizio non sia stato imposto e che la somma sia proporzionale all’attività svolta.
Requisiti tecnici: Gli ostacoli non tariffari sono i più diffusi e anche i più difficili da individuare. All’interno dell’Unione, qualsiasi ostacolo non tariffario o misura di effetto equivalente è proibito. Per misura di effetto equivalente la Corte intende qualsiasi misura che, in atto o in potenza, direttamente o indirettamente, ostacoli la libera circolazione delle merci.
• Oggi giorno gli ostacoli non tariffari si presentano talvolta sotto forma di standard tecnici dei prodotti; quindi previsti da normative che non discriminano rispetto all’origine della merce, ma che possono comunque, in via di fatto, avvantaggiare i prodotti provenienti da uno Stato in particolare. Occorre quindi capire se l’ostacolo è in realtà finalizzato a proteggere una produzione nazionale, oppure se mira effettivamente al perseguimento di uno scopo legittimo, come la salute dei consumatori oppure la tutela dell’ambiente.
Eccezioni: il Trattato prevede misure che, pur violando il principio di libera circolazione delle merci, sono giustificate, poiché finalizzate alla tutela di interessi che sono ritenuti più importanti della dimensione commerciale.
Queste misure devono perseguire scopi come la sicurezza, l’ordine e la sanità pubblica, in più devono essere proporzionate e necessarie. Non devono costituire , oltre modo, un mezzo di discriminazione arbitraria (cioè priva di un fondamento obiettivo) o dissimulata (cioè nascosta) agli scambi. In altri termini, la misura non deve né colpire, né avvantaggiore la produzione di uno Stato.
La definizione di misura di effetto equivalente
La definizione è in effetti molto ampia e la Corte si è presto scontrata con il fatto che un’applicazione rigorosa avrebbe comportato il divieto di numerosissime misure. Questo avrebbe comportato non solo un’enorme mole di lavoro per gli organi giurisdizionali, ma anche il pericolo di vietare misure che effettivamente perseguono scopi legittimi.
Di conseguenza, essa ha corretto la rotta in una celebre sentenza avente ad oggetto il liquore Cassis de Dijon, nella quale ha affermato due principi fondamentali, distinti ma strettamente collegati.
• Il primo è il principio del mutuo riconoscimento, in base al quale un prodotto legalmente fabbricato e commercializzato in uno Stato membro deve essere ammesso all’interno degli altri Stati, e quindi circolare liberamente. In altri termini, gli Stati riconoscono le normative gli uni degli altri che dettano le caratteristiche dei prodotti. Questa presunzione è confutabile, ma spetta a colui che sostiene l’illegittimità della norma dimostrare che essa NON è necessaria, proporzionata e finalizzata ad uno scopo legittimo.
• Il secondo principio è racchiuso nella così detta rule of reason, in base alla quale i requisiti tecnici imposti dagli Stati finalizzati alla realizzazione di determinati obiettivi (simili a quelli elencati nell’articolo 30) non ricadono all’interno della nozione di misura di effetto equivalente. Devono però essere presenti due condizioni: non deve esistere una legislazione armonizzata emanata dall’Unione (perchè altrimenti è questa a prevalere sulle normative nazionali) e la misura in questione deve essere indistintamente applicabile, cioè deve applicarsi a tutti i prodotti, indipendentemente dalla loro origine.
Con questa sentenza, la Corte ha quindi creato una categoria di misure statali protette, cioè che gli Stati possono adottare senza che esse vengano considerate misure di effetto equivalente. Non solo: tali misure saranno riconosciute dagli altri Stati membri come legittime.
Competenza UE
La politica commerciale è una materia di competenza esclusiva dell’Unione: quindi è quest’ultima a decidere e gli Stati membri hanno completamente ceduto la propria sovranità in questo settore. Tuttavia, se le decisioni in materia commerciale sono legate anche ad altri aspetti (ad esempio i diritti di proprietà intellettuale) che sono di competenza anche degli Stati, questi ultimi devono esprimersi in proposito.
UNIONE e OMC Essendo l’Unione un unico territorio doganale, essa è membro dell’OMC ed esercita il diritto di voto per tutti e 27 gli Stati, attraverso la Commissione Europea.
Misure commerciali e singoli Stati
Ne risponde l’Unione; se ad esempio gli Stati Uniti contestano la legittimità di un divieto di importazione imposto dalla Francia verrà introdotto un ricorso contro l’Unione. Questo vuol dire che essa può trovarsi a dover difendere posizioni che non sono condivise dagli altri Stati membri o dalla Commissione.
• Un cittadino dell’Unione può invocare davanti al Tribunale di Primo Grado un accordo del sistema OMC al fine di veder riconosciuti dei suoi diritti in materia commerciale?
Al momento no; la Corte di Giustizia è sempre stata molto reticente in questo senso, affermando che le norme OMC non sono sufficientemente precise e vincolanti per poter essere invocate davanti al Tribunale. Quello dell’OMC è ancora un ambito fortemente diplomatico e basato sulla flessibilità delle norme. Tuttavia, questa posizione viene spesso criticata, in quanto almeno in buona parte dettata dalla volontà degli Stati di sfuggire ad una disciplina degli scambi in realtà molto dettagliata.
Controversie commerciali fra l’Unione e gli Stati Uniti
Unione europea e Stati Uniti son o due potenze commerciali o , come si dice, due “ stumbling blocks”, cioè due blocchi che tendono a scontrarsi. Molte controversie sono basate su delle differenti concezioni e percezioni del rischio : da un punto di vista culturale, l’Europa è più prudente rispetto all’utilizzo di certe sostanze, come gli OGM o gli ormoni che accelerano la crescita degli animali. Tuttavia, in molti casi, la vera forza trainante è il desiderio di proteggere la produzione interna di alcuni beni nonché quella fetta di popolazione che in quelle produzioni è impegnata. Compito dell’OMC è appunto quello di distinguere le controversie realmente dettate da una divergenza di punti di vista rispetto a quelle ispirate solo da una logica protezionistica. La nomenclatura combinata?
La tariffa doganale comune (Taric) viene fissata una volta all’anno per ogni singola voce o bene della così detta “nomenclatura combinata”, adottata tramite regolamento e amministrata dalla Commissione, che la aggiorna. Si tratta di un sistema di classificazione che prevede l’attribuzione di un codice ad ogni tipo di merce e che permette l’applicazione delle misure di politica o difesa commerciale. Ad ogni prodotto corrisponde un codice numerico di otto cifre: le prime sei indicano le voci e sottovoci della nomenclatura del sistema armonizzato; la settima e ottava identificano le sottovoci della nomenclatura combinata. A queste si aggiungono due ulteriori cifre che indicano le sottovoci Taric che determinano per le merci in importazione le aliquote dei dazi doganali, in funzione dell’origine delle merci e varie misure di politica commerciale.
Come vengono amministrate le misure di difesa commerciale?
Le misure di difesa commerciale servono a neutralizzare gli effetti negativi di importazioni che avvengono in modalità “sleali”: esse sono i dazi antidumping, le misure di difesa contro gli ostacoli al commercio e le misure antisovvenzione. Queste misure sono disciplinate anche dal sistema OMC; tuttavia, esse sono oggetto di una normativa specifica dell’Unione, in quanto, appartenendo a questa la competenza in materia, è in seno ad essa e non ai singoli Stati che deve essere adotta un’eventuale decisione in questo senso. Le procedure che conducono all’adozione di queste misure sono attivate da una denuncia presentata da persone fisiche o giuridiche, le quali dimostrino l’esistenza di un pregiudizio.
Qual è il ruolo delle dogane?
Le dogane svolgono una funzione fondamentale proprio perché le merci, una volta entrate nel territorio dell’Unione, possono circolare liberamente. E’ infatti necessario verificare che tali merci rispondano ai requisiti tecnici fissati dall’Unione e non siano pericolose per il cittadino.
Obiettivi strategici nell’ambito del programma Customs
– l’utilizzo di sistemi elettronici in tutte le dogane dell’Unione
– la modernizzazione del codice doganale dell’UE
– la cooperazione fra dogane
– l’adeguamento alle sfide poste dall’allargamento
– la semplificazione e standardizzazione delle procedure doganali
In evidenza
L’Unione doganale ha creato un enorme spazio all’interno del quale le merci possono muoversi liberamente; di conseguenza, un’impresa che opera oggi nel territorio dell’Unione deve ragionare in termini di mercato europeo e non nazionale. Questo implica:
− la conoscenza delle normative europee che regolamentano la fabbricazione dei prodotti e le loro caratteristiche
− la conoscenza delle opportunità che derivano dall’appartenenza all’Unione: le imprese possono infatti richiedere l’adozione di misure di difesa commerciale in situazioni di difficoltà (ex. misure anti-dumping)
− la consapevolezza di trovarsi in competizione con le imprese non del pro-prio Stato, ma di tutta l’Unione
In linea di principio, l’Unione impone il principio della libera circolazione delle merci, il che implica l’assenza di barriere tariffarie (dazi) e non tariffarie (quote e ostacoli tecnici). Esistono tuttavia delle circostanze in cui misure nazionali necessarie, proporzionate e finalizzate al perseguimento di obiettivi legittimi sono ammesse.
Il Market Access Database è lo strumento della Direzione Generale Commercio della Commissione Europea per facilitare le esportazioni di beni, servizi e capitali dall’Unione Europea verso altri Paesi; il database mette a disposizione informazioni sulle condizioni di accesso vigenti nei Paesi extra UE, fornendo indicazioni sulla politica commerciale – dazi all’importazione, barriere all’entrata e volume degli scambi -, ed è accessibile unicamente da utenti localizzati negli Stati membri dell’UE e nei Paesi candidati. Inoltre, riporta contenziosi ed eventuali violazioni agli impegni sottoscritti in sede bilaterale (accordi con la Comunità) o multilaterale (accordi OMC -Organizzazione Mondiale del Commercio-), nonché le varie difficoltà riscontrate dagli operatori europei nell’adeguamento alla normativa vigente nel Paese di destinazione.
Visita: http://mkaccdb.eu.int/mkaccdb2/indexPubli.htm