UNIONE BANCARIA EUROPEA

Unione Bancaria Europea
L’Unione bancaria è il trasferimento di competenze dalle autorità nazionali a quelle europee nel campo della vigilanza.
L’Unione bancaria si regge su due strumenti:
• il Meccanismo di vigilanza unico (Single Supervisory Mechanism)
• il Meccanismo di risoluzione unico (Single Resolution Mechanism)
Entrambi poggiano sul single rulebook dell’Unione europea.
Il sistema armonizzato delle regole prudenziali (Single rulebook) è l’insieme delle norme prudenziali che regolano l’attività delle banche europee. Tali regole stabiliscono, inter alia, i requisiti patrimoniali richiesti alle banche per esercitare la propria attività, le regole a garanzia dei risparmiatori le misure per la prevenzione e la gestione delle crisi bancarie.
Pilastri dell’unione bancaria europea
1. il Meccanismo di Vigilanza Unico (SSM) entrato in vigore nel 2013 ma operativo da novembre 2014
2. il Meccanismo Unico di Risoluzione delle Crisi (SRM) che entrerà in
vigore nel 2016
3. il Fondo Unico di Risoluzione (SRF) che dopo una fase transitoria
Storia
La crisi finanziaria del 2008 e la successiva crisi del debito sovrano
hanno messo in evidenza , tuttavia, come le vulnerabilità dei diversi sistemi bancari europei possano rapidamente trasmettersi e propagarsi ad altre parti del sistema finanziario EU , in particolare all’interno dell’eurozona.
Per proteggere il mercato unico e garantire un adeguato presidio per la stabilità finanziaria nell’Eurozona, nel giugno del 2012 i Capi di Stato e di governo costituirono l’Unione bancaria.
Obiettivi:
• spezzare il legame tra il rischio sovrano e la fragilità dei sistemi bancari nazionali
• rafforzare l’integrazione tra i sistemi bancari in Europa
• dare una dimensione europea all’attività di supervisione sulle banche attraverso un nuovo assetto istituzionale del sistema bancario europeo
Il punto di partenza per l’integrazione del mercato dei capitali è stato il Trattato di Maastricht del 1992. In quel momento storico la priorità per i paesi europei era trovare una soluzione comune ai problemi di politica monetaria dopo i risultati inefficaci degli anni Ottanta, per aprire la strada all’unione monetaria europea.
Il TUE sancisce la nascita della Banca centrale europea (BCE) e del Sistema europeo delle banche centrali (SEBC).
L’assetto delineato dal TUE segna però un’incongruenza tra livello europeo e livello nazionale.
Da un lato alla BCE vengono attribuiti poteri in funzione del rispetto degli obiettivi fissati dal Trattato all’art.105 e
con priorità al mantenimento della stabilità dei prezzi dall’altro, tuttavia, emergono almeno due criticità che si ripercuoteranno negativamente allo scoppiare della crisi economica:
• nonostante la nascita di una politica monetaria comune nell’ottica della creazione della moneta unica, non vengono attribuite alle istituzioni comunitarie competenze di politica economica comune, lasciando tale ambito al coordinamento tra Stati
• la vigilanza sul settore bancario rimane una prerogativa nazionale lasciata al controllo di autorità nazionali (principio dell’home country control), delineando quindi una frammentazione del mercato bancario. Tale aspetto può essere imputabile alla decisa volontà degli Stati dell’Unione europea di mantenere la sovranità e il controllo sul settore creditizio.
Tale asimmetria cerca di trovare una compensazione nell’articolo 127 del TFUE in cui si afferma che la BCE può, attraverso una procedura speciale, ricevere dal Consiglio compiti specifici in merito alle politiche che riguardano la vigilanza prudenziale degli enti creditizi e delle altre istituzioni finanziarie; lo stesso statuto della BCE le attribuisce la possibilità di avere un ruolo consultivo verso le banche centrali nazionali in merito alle politiche di vigilanza, ma nonostante tali disposizioni, il sistema di vigilanza prudenziale sugli istituti finanziari è rimasto frammentato, rimanendo dunque una competenza esclusivamente nazionale in cui al massimo si afferma un potere meramente consultivo del livello istituzionale europeo e si definisce pertanto un quadro di armonizzazione minima. Il fatto che la volontà degli Stati membri fosse quella di mantenere a livello nazionale il controllo sulle regole di vigilanza bancaria, ha comportato che questi, in sede di Consiglio, non abbiano avuto interesse a concordare deroghe speciali sulla materia in favore della BCE.
Il meccanismo di vigilanza unico
Il meccanismo di vigilanza unico dell’Unione bancaria ha iniziato ad operare dal 4 dicembre 2014. I paesi aderenti al meccanismo di vigilanza unico sono quelli della zona euro e quelli dell’Unione europea che pur non adottando l’euro abbiano comunque deciso di aderirvi.
Nell’ambito del meccanismo di vigilanza unico, la Banca centrale europea esercita la propria supervisione diretta su 123 banche “significative”, pari a circa l’82% degli attivi bancari della zona euro. La vigilanza è condotta da gruppi comuni composti da personale proveniente dalle varie autorità nazionali di supervisione bancaria e da personale della Banca centrale europea. Il consiglio di vigilanza del meccanismo di vigilanza unico assicura la separazione organizzativa tra le attività di politica monetaria e le attività di supervisione.
Composizione:
Il Consiglio si compone di un presidente, da un vicepresidente, da 4 rappresentanti della Banca centrale europea e dai rappresentanti delle autorità di vigilanza nazionali.
Il meccanismo di risoluzione unico
Il meccanismo di risoluzione unico sarà un’agenzia europea per la risoluzione delle crisi di banche della zona euro/considerate significative o di rilevanza internazionale.
Introdotto con regolamento UE/2014/806,diventerà operativo dal 2016 e sarà composto dalle autorità nazionali di risoluzione e dal Comitato di risoluzione unico. Il meccanismo prevede un fondo unico per finanziare la risoluzione delle banche che sarà alimentato dai contributi delle banche stesse con un piano di versamenti annuali senza ricorso a finanziamenti pubblici.
Terzo Pilastro
“Rapporto dei quattro Presidenti” aveva individuato come terzo pilastro dell’unione bancaria la realizzazione di un “sistema europeo di garanzia dei depositi” per le banche sottoposte alla vigilanza europea. Tuttavia la piena realizzazione del terzo pilastro non è stata ancora compiuta lasciando dunque incompleta l’unione bancaria: ciò è dovuto alle difficoltà dei governi dei paesi dell’area euro a trovare un’intesa comune. Un sistema europeo di garanzia dei depositi costituirebbe infatti una forma di mutualizzazione del debito privato delle banche e ciò preoccupa i governi dei paesi “solidi”, come Germania, Finlandia e Austria. .
Cosa introduce la direttiva?
La direttiva introduce alcune novità importanti in materia di garanzia dei depositi; in particolare viene previsto un requisito finanziario minimo comune a tutti i SGD, da raggiungere entro il 2024, pari allo 0,8 % dei depositi correnti. I depositi verranno garantiti fino a 100.000 euro che dovranno essere rimborsati entro 7 giorni lavorativi.
Nonostante il contributo della direttiva, rimangono però ancora delle differenze a livello nazionale. Inoltre i SGD come concepiti dalla direttiva non forniscono adeguate garanzie sulla stabilità finanziaria a livello europeo. Rimane infatti ancora il problema della capacità dei fondi nazionali di essere effettivamente in grado di assorbire le perdite causate dalla crisi di un ente creditizio; qualora un SGD nazionale non dovesse disporre di adeguate risorse si rischierebbe di compromettere la credibilità e la fiducia del settore e ciò costituisce una pesante criticità dell’unione bancaria. Non per nulla, il “ Rapporto dei cinque presidenti” del 2015 sottolinea l’importanza del completamento dell’unione bancaria attraverso la realizzazione del cosiddetto “ terzo pilastro”, suggerendo la creazione di un sistema europeo di garanzia dei depositi (European Deposit Insurance Scheme – EDIS); proprio come per il Fondo unico di risoluzione anche il EDIS, nella proposta del Rapporto, prevede la creazione di un fondo a garanzia dei depositi che sia finanziato dagli enti creditizi attraverso contributi basati sul rischio.
SGD: sistemi di garanzia dei depositi
fino ad ora l’unico provvedimento adottato sul tema della garanzia dei depositi bancari è stata la direttiva n. 2014/49/UE che prevede la creazione di meccanismi a livello nazionale detti sistemi di garanzia dei depositi (SGD); analogamente ai fondi di risoluzione nazionali, i SGD sono finanziati direttamente dagli enti creditizi. Lo scopo di questa direttiva dunque è quello di armonizzare le legislazioni degli Stati membri senza però disporre l’istituzione di meccanismi a livello europeo come per i primi due pilastri dell’unione bancaria.
Per la creazione del EDIS la Commissione individua un percorso diviso in tre fasi.
• La fase 1, da realizzarsi entro il 2020, viene definita di riassicurazione : il EDIS, finanziato dalle risorse degli enti creditizi, potrà concedere i propri fondi soltanto ai SGD che hanno esaurito le risorse proprie e solo se conformi alla direttiva n. 2014/49/UE.
• La fase 2, detta di coassicurazione a partire dal 2020, prevede un maggior impiego del EDIS il quale potrà intervenire anche nel caso in cui un sistema nazionale non abbia esaurito i propri fondi. Il fondo del EDIS, sebbene ancora soggetto a limitazioni per prevenire gli abusi, potrà coprire una parte dei rimborsi per una quota pari al 20 % nel primo anno che aumenterà progressivamente fino al 2024.
• La fase3, detta di riassicurazione totale, il “Fondo europe’o di garanzia dei depositi” sostituirà del tutto i SGD nazionali, e il EDIS si assumerà dunque il 100% della quota di rischio.
A che punto siamo? Al momento la realizzazione del terzo pilastro dell’unione bancaria è in stallo, poiché in sede di Consiglio europeo non sarebbe possibile trovare un intesa tra i rappresentati dei governi dell’eurozona.
Al fine di trovare un accordo, il Consiglio ha istituito nel gennaio 2016 una commissione preparatoria ad hoc, detto gruppo di Rafforzamento dell’unione bancaria allo scopo di esaminare le iniziative e le proposte legislative volte a rafforzare l’unione bancaria e definire di volta in volta la posizione del Consiglio.