PREMIO SAKHAROV

“Ciò che conta nella vita non è il semplice fatto di aver vissuto. E’ la differenza che abbiamo fatto nella vitadegli altri”.
(Mandela cit.)
Il Parlamento UE, fin da subito, ha mostrato grande impegno ed interesse per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, ma è solo con l’adozione dell’Atto finale di Helsinki, nel 1975, che gli sforzi a favore dei diritti umani verranno intensificati. Sempre nello stesso anno ci sarà, infatti, il conferimento del premio Nobel per la pace al dissidente e fisico russo Andrej Sacharov, che nel 1970 aveva partecipato alla creazione del Comitato per la difesa dei diritti umani in Unione sovietica. Le autorità sovietiche, di risposta, oltre ad aver già
messo Sacharov al confino, rifiutarono di rilasciargli un visto che gli avrebbe permesso di recarsi a Oslo per ricevere il premio di persona
Nel 1984 viene istituita una sottocommissione per i diritti dell’uomo all’interno della commissione politica del Parlamento europeo che porterà avanti l’attività del precedente gruppo di lavoro della commissione che si occupava di questioni relative ai diritti umani, compresi i diritti delle minoranze e lo Stato di diritto nei paesi al di fuori dell’UE.
Da allora la commissione politica, da una parte, elabora una relazione annuale sullo stato dei diritti umani nel mondo e sullo sviluppo di una politica comune in questo campo, ma anche si sforza di fare di più, inviando membri ad osservare le elezioni in tutto il mondo, assicurandosi che gli accordi economici e commerciali internazionali dell’UE contengano clausole volte a salvaguardare i diritti umani, e promuovendo la democrazia parlamentare attraverso uno stretto collegamento con i parlamenti dei paesi non UE.
Il premio
• Il 13 dicembre 1985 viene approvata a larga maggioranza la proposta di risoluzione che istituisce il Premio Sacharov per la libertà di pensiero

• Nel luglio 1984 nasce l’idea di creare un premio annuale del Parlamento europeo, originariamente destinato a:
– ricompensare le attività dedicate allo sviluppo delle relazioni Est-Ovest
– alla libertà di discussione e di indagine
– e alla difesa dei diritti umani e dello Stato di diritto
ll Premio Sacharov è il riconoscimento che assegna l’Unione Europea a singoli soggetti, gruppi o organizzazioni che si sono distinti e battuti in
nome dei diritti umani.
Il Premio promuove nello specifico l’attuazione dello Stato di diritto, sostiene la democrazia, difende la libertà di espressione e i diritti delle minoranze. Diversi vincitori, tra cui Nelson Mandela, sono stati successivamente insigniti del Premio Nobel per la pace.
Al Premio Sacharov, che il Parlamento conferisce annualmente, corrisponde una somma di 50.000 euro e la cerimonia si tiene nel corso di una seduta plenaria a Strasburgo nel mese di dicembre. Tutti i gruppi politici del Parlamento hanno facoltà di nominare i candidati; successivamente i membri delle commissioni votano un elenco ristretto formato da tre candidati; per cui la scelta è a tutti gli effetti democraticamente europea.
Ogni anno, intorno al 10 dicembre, il Parlamento europeo consegna il «Premio per la difesa dei diritti dell’uomo» nel corso di una seduta solenne a Strasburgo. La data corrisponde al giorno della firma della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite nel 1948.
Il Premio è stato assegnato in questi 25 anni sia ai singoli che ad associazioni tra cui: dissidenti, leader politici, giornalisti, avvocati, attivisti della società civile, scrittori, madri e mogli, un gruppo antiterrorista, pacifisti, leader di minoranza, un attivista contro la tortura, un prigioniero di coscienza, un regista, un vignettista, e un organismo internazionale.
Assegnatari
1988: Nelson Mandela, Anatolij Marčenko
1989: Alexander Dubček
1990: Aung San Suu Kyi[2]
1991: Adem Demaçi
1992: Madri di Plaza de Mayo
1993: Oslobođenje
1994: Taslima Nasreen
1995: Leyla Zana
1996: Wei Jingsheng
1997: Salima Ghezali
1998: Ibrahim Rugova
1999: Xanana Gusmão
2000: ¡Basta Ya!
2001: Nurit Peled, Izzat Ghazzawi, Dom Zacarias Kamwenho
2002: Oswaldo Payá
2003: Organizzazione delle Nazioni Unite
2004: Associazione dei giornalisti bielorussi
2005: Damas de Blanco, Reporter senza frontiere, Huawa Ibrahim
2006: Alaksandar Milinkievič
2007: Salih Mahmoud Osman
2008: Hu Jia
2009: Associazione Memorial
2010: Guillermo Fariñas
2011: Asmaa Mahfouz, Ahmed al-Senussi, Razan Zaitouneh, Alì Farzat, Mohamed Bouazizi
2012: Jafar Panahi, Nasrin Sotoudeh
2013: Malala Yousafzai
2014: Denis Mukwege
2015: Raif Badawi
2016: Nadia Murad, Lamiya Aji Bashar
2017: Opposizione in Venezuela
2018: Oleh Sencov
2019: Ilham Tohti
2020: Opposizione democratica in Bielorussia
Premio 2020
Tsikhanouskaya e Tsapkala hanno ricevuto il Premio Sacharov 2020 per la libertà di pensiero in nome dell’opposizione democratica bielorussa rappresentata dal Consiglio di coordinamento, un’iniziativa composta da donne coraggiose e figure della società politica e civile.
Durante la cerimonia, tenutasi a Bruxelles, il Presidente Sassoli ha ribadito quanto sia consapevole il mondo di ciò che sta succedendo in Bielorussia, del coraggio mostrato dalle loro donne, della sofferenza e abusi indicibili, ma nello stesso tempo dall’ aspirazione e determinazione a vivere in un paese democratico in libertà, per tutto questo devono essere maggiormente sostenuti.
Nel ricevere il premio, la principale candidata dell’opposizione Sviatlana Tsikhanouskaya ha detto: “ Ogni singolo cittadino bielorusso che prende parte alla protesta pacifica contro la violenza e l’illegalità è un eroe. Ognuno di loro è un esempio di coraggio, compassione e dignità”.
“I bielorussi scendono in strada ogni settimana dalle elezioni del 9 agosto. Marciano per il proprio futuro e per il futuro di chi non può essere lì. Marciano per la libertà e la dignità dei bielorussi, degli europei, per la vostra e la nostra. Senza bielorussi liberi, neppure l’Europa è completamente libera. Ho un unico desiderio per quest’anno. Voglio che tutti i bielorussi che ora sono in prigione o sono stati costretti a vivere in esilio ritornino a casa”.
Nella risoluzione adottata a settembre 2020 il Parlamento europeo ha condannato le autorità bielorusse per la loro violenta repressione delle proteste pacifiche nel paese.
Il Parlamento sta organizzando una missione di accertamento dei fatti avvenuti in Bielorussia il 18-21 dicembre per stabilire un ulteriore sostegno all’opposizione democratica, in linea con la risoluzione votata il 26 novembre 2020.