PORTE SCORREVOLI A BRUXELLES

Revolving Door
“Le Regole esistono, ma non vengono applicate” .
Nel linguaggio di Bruxelles si chiamano “Porte girevoli”. Cosa si intende con questa espressione?
Il sistema che viene a crearsi nel momento in cui politici e funzionari passano dalle istituzioni europee al settore privato e viceversa, sfruttando la rete di conoscenze costruita durante la loro carriera pubblica.
Queste dinamiche incidono sull’integrità del processo legislativo dell’UE. Per regolarle bisognerebbe, in primis, partire da una premessa e cioè che la parola Lobby non rappresenti quella sfumatura negativa che spesso vediamo accomunare, specialmente nel nostro Paese.
Premesso che a Bruxelles le attività di lobbiyng siano intese come legittime interazioni con la politica da parte di associazioni, gruppi di aziende o altre realtà della società civile che vogliano partecipare alla stesura delle leggi.
L’articolo 11 del Trattato dell’UE prescrive alle istituzioni di dialogare con cittadini e organizzazioni, ma solo a condizione che il dialogo rimanga trasparente, aperto e regolare.
Le attività di Lobbiyng sono circoscritte entro un perimetro ben preciso, e a tal proposito esistono registri pubblici e codici di condotta, così come organismi deputati al controllo delle regole in ognuna delle istituzioni. Ogni professionista, in relazioni pubbliche, dovrebbe identificarsi in quanto lobbista ogni qual volta venga in contatto con esponenti istituzionali per evitare qualsiasi tipo di comportamento legato alla corruzione. Tutto ciò è molto importante perché bisognerebbe sempre aver chiaro chi si sta sostenendo, quali siano i suoi interessi privati, per poi metterlo in contatto, senza possibilità di commistione con chi, invece, difende l’interesse pubblico. Al contrario, se andiamo ad indagare nella storia europea osserviamo una costellazione di situazioni in conflitto tra pubblico e privato.
Casi identificabili come “Porta scorrevole”
• Uno dei casi più eclatanti è quello del portoghese José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea per ben due mandati, fino al 31 ottobre 2014 e subito dopo diventato presidente esecutivo della Banca d’affari Goldman Sachs. La sua nomina è avvenuta a luglio 2016 e rappresenta l’emblema più evidente di un fenomeno già conclamato quello della” porta girevole” che garantisice a politici con incarichi importanti di assumere ruoli apicali in aziende, generando colossali conflitti d’interesse.
Questo, appunto, uno tra i più famosi, ma ricordiamo anche:
• L’ex commissario tedesco Ginther Oettinger che apre un’agenzia
di consulenza politica dopo l’esperienza a palazzo Berlaymont alla Signora Aura Salla, prima advisor politica della Commissione per disinformazione e cybersicurezza e poi capo della lobby europea di FB. Un altro caso:
• L’ex commissario al commercio Karel de Gucht è entrato a far parte del Consiglio di amministrazione del gigante minerario Arcelor Mittal. La commissaria per l’agenda digitale è entrata nel board dell’ azienda attiva nel settore della tecnologia UBER e Salesforce.
Ad oggi ogni istituzione europea segue le proprie regole in fatto di lobbiyng e ciò significa che i controlli non siano affatto indipendenti, ma
che al contrario dipendano ognuno dal proprio organo di appartenenza. In commissione gli organi di controllo sono designati dal Presidente e nominati dal collegio dei commissari, alla luce di ciò diventa ovvia una relazione di dipendenza.
Per gli inquilini di palazzo Barlaymont (sede della Commissione EU a Bruxelles) è previsto un periodo di cooling-off di due anni, prima che gli ex commissari possano rientrare ad operare e fare attività di lobbiyng con il sistema di cui hanno fatto parte durante gli anni di lavoro.
Grazie all’ intervento di “The good lobby” (il cui fondatore, Alberto Alemanno, professore di diritto europeo all’École des hautes études Commerciales di Parigi), il Presidente di tre anni.
Nel periodo di cooling-off i commissari continueranno a percepire il loro stipendio, e come dice Alemanno, questo non vuol dire che non potranno lavorare nel privato, ma una delle cose fondamentali e imprescindibili sarà quella di ottenere l’autorizzazione dall’organo di controllo che hanno istituito quando erano in carica.
Uno studio sulle Lobby spiega come molti parlamentari non rieletti dalla precedente legislatura siano passati immediatamente dall’ altra parte, cominciando subito a fare attività di lobbiyng su ex colleghi. In questo caso, seppur in chiaro conflitto di interesse, il Parlamento EU non ha impedito agli ex deputati di operare, ma chiese semplicemente l’ iscrizione all’organo di controllo del Parlamento stesso.
Non solo i politici, ma anche i funzionari godono di un’aspettativa di 10 anni, in cui possono lavorare altrove, ma senza perdere il posto.
Perché un comitato unico e indipendente di controllo?
La costituzione di un comitato indipendente dovrebbe arginare situazioni di cui abbiamo appena parlato, grazie ad una regia centralizzata che accorpi i vari sistemi di controllo. Questo comitato potrebbe assicurare i principi di integrità, confidenzialità e trasparenza ed in più potrebbe vigilare sull’applicazione di tutti i principi etici e di condotta applicabili a commissari, parlamentari e funzionari. Tra le varie proposte ricordiamo anche quelle del Registro di trasparenza unico, in cui sono inseriti sia lobbisti che decisori politici,ma soprattutto l’apertura di inchieste a seguito di denunce da parte della società civile. Anche la presidente Ursula von der Leyen sembrerebbe
favorevole, ma i tempi per l’istituzione di un ethics body non saranno brevi.
Secondo il fondatore di ” The good Lobby” per cambiare l’universo europeo delle Lobby non bastano soltanto gli stumenti legislativi, ma servirebbe soprattutto una cultura politica della responsabiltà.