PARITÀ DI GENERE

Parità di genere La Commissione ha presentato la nuova strategia per la parità tra uomini e donne,definendo le principali azioni da intraprendere e puntando a realizzare un’unione dell’uguaglianza nei prossimi 5 anni. La Strategia europea definisce gli obiettivi politici e le azioni chiave da intraprendere per compiere significativi progressi nell’attuazione della parità di genere entro il 2025. Le misure mirano a conseguire la parità di genere, combinando una maggiore integrazione della dimensione di genere in tutte le politiche dell’Unione Europea. Gli interventi chiave sono orientati a porre fine alla violenza e a combattere gli stereotipi di genere, a garantire una parità di partecipazione e di opportunità nel mercato del lavoro, compresa la parità retributiva ed a conseguire un equilibrio di genere a livello decisionale e politico. Nell’Unione Europea il 33% delle donne ha subito violenze fisiche o sessuali e il 55% molestie sessuali.

Per porre fine alla violenza e agli stereotipi dannosi, la strategia sollecita misure legislative per riconoscere come reato la violenza contro le donne. In particolare la Commissione intende estendere le sfere di criminalità in cui è possibile introdurre un’armonizzazione in tutta Europa e cioè i cosiddetti eurocrimini a forme specifiche di violenza contro le donne tra cui:
• le molestie sessuali
• gli abusi contro donne
• le mutilazioni genitali femminili Verranno proposte leggi sui servizi digitali per chiarire quali misure si attendano dalle piattaforme per contrastare le attività legali online, incluso la violenza online nei confronti delle donne.
• le donne nell’Unione Europea guadagnano in media il 16% in meno rispetto agli uomini
• incontra no ostacoli nell’accessoe nella permanenza del mercato del lavoro
Per tutti questi motivi la parità di genere diventa una condizione esistenziale per un’economia europea innovativa competitiva e prospera.
Considerate le sfide democratiche e le transizioni verde e digiitale, aiutare le donne a trovare lavoro in settori caratterizzati da carenze di competenze, in particolare il settore tecnologico e quello dell’intelligenza artificiale, avrà un’incidenza positiva sull’economia europea.
La commissione intende raddoppiare il suo impegno per mettere in atto le norme dell’Europa sull’equilibrio tra vita professionale e vita privata, in modo che donne uomini abbiano una effettiva ed uguale libertà di scelta per quanto riguarda la loro realizzazione sia sul piano lavorativo che su quello personale.
Le donne continuano ad essere sotto rappresentate nelle posizioni apicali e nelle principali imprese dell’Unione Europea rappresentano appena l’8% degli amministratori delegati.
Affinché le donne possono svolgere ruoli guida anche nelle imprese, la Commissione insisterà per l’adozione della proposta del 2012 sull’equilibrio di genere nei consigli di amministrazione. Promuoverà inoltre la partecipazione femminile all’attività politica, in particolare le prossime elezioni del parlamento europeo del 2024, anche tramite finanziamenti e la condivisione di migliori pratiche. Per dare l’esempio la commissione cercherà di raggiungere nell’ambito del suo personale un equilibrio di genere del 50% a tutti livelli dirigenziali entro la fine del 2024.
Fino a circa 2 anni fa solo una delle cinque cariche più alte dell’Unione Europea è stata ricoperta da una donna: Federica Magherini, alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza.
La situazione è lievemente migliorata con due di queste posizioni oggi ricoperte da Ursula Von Der Loyen, in qualità di presidente della commissione europea e Christine Lagarde,presidente della Banca centrale europea.
Il tema della parità di genere ed il suo raggiungimento è ancora molto spinoso nonostante l’Unione Europea e diverse organizzazioni regionali ed internazionali si siano ufficialmente impegnate ad adottare misure ed azioni concrete per favorire la piena ed equa partecipazione delle donne nei processi decisionali ed in generale ad ogni livello della società.
Lala realtà dei fatti è che sia a livello mondiale che a livello europeo, il numero delle donne coinvolte è inferiore a quello degli uomini e anche di parecchio. In Europa solo il 67% delle donne ha attualmente un impiego, mentre l’ occupazione maschile e’pari al 79%.
In altre parole esiste un divario occupazionale di genere del 12%.
Esistono evidenti differenziazioni nazionali con alcuni paesi europei che registrano livelli di disoccupazione femminile addirittura pari al 54%.
La disparità non si limita solo alla partecipazione lavorativa, ma anche quando le donne riescono ad avere accesso al mercato del lavoro si ritrovano a fare i conti con un divario retributivo di genere pari al 16%.
In altre parole, in media nell’Unione Europea le donne guadagnano il 16 % in meno rispetto agli uomini per lo stesso lavoro.
Il quadro diventa ancora più drammatico quando si analizza la percentuale di accesso femminile a posizioni decisionali di vertice. Nell’ottobre 2018 solo il 6,7% delle donne europee erano parte di consigli di amministrazione e solo il 6,5% erano amministratrici delegate. Per quanto riguarda la partecipazione politica i numeri sono anche più allarmanti: secondo i dati del secondo trimestre del 2020 solo il 32% delle donne occupano un posto nei parlamenti nazionali europei, percentuale che tra l’altro non è mai stata storicamente così alta, meno del 20% sono capi di governo e solo un quinto dei principali partiti politici dell’Unione Europea hd un leader donna.
Stereotipi, ruoli di genere socialmente attribuiti e dinamiche di potere vedono ancora la donna come il principale angelo del focolare e l’uomo e il principe Bread Winner, generando squilibri nella gestione familiare ed un minore accesso femminile a scolarizzazione ed opportunità lavorative di carriera, gli stessi processi selettivi e di reclutamento sono di fatto influenzati da questi stereotipi.
Uomini e donne internazionalizzando i ruoli socialmente attribuiti non percep’iscono la battaglia di parità di genere come necessaria, come un esagerazione o come una distrazione dei veri problemi.
Infine ma non non meno rilevante è la mancanza di risorse destinate effettivamente ad azioni concrete, nonostante gli impegni ufficialmente presi, quali ad esempio azioni politiche che favoriscono l’accesso femminile al mondo del lavoro o che prevedano per esempio congedi parentali maschili pari a quelli femminili .
Ancora la mancanza di implementazione estremamente lenta a livello nazionale di tali politiche, anche quando previsti da direttive e codici di condotta adottati a livello europeo.
Senza un impegno consapevole e misure concrete ed impatto che vadano aldilà della mera retorica e di misure talmente belle, ma sostanzialmente vuote è improbabile che la piena e attiva partecipazione delle donne venga raggiunta.
Cosa fare?
L’Unione Europea dovrebbe tenere fede agli impegni e agli assunti con la recente strategia per la parità di genere 20125 e precedenti documenti sul tema.
La promozione attiva dell’uguaglianza di genere, un’espressione ricorrente, ma piuttosto vaga che viene utilizzata in vari documenti sulla parità di genere dovrebbe essere tradotta in sforzi concreti e verificabili. Inoltre l’UE dovrebbe risolvere le disparità tra i suoi Stati membri promuovendo norme uniformanti e vincolanti ed esortando tutti gli Stati ad adottare strumenti che verificano e garantiscano la partecipazione delle donne in tutti i livelli della società. L’introduzione di misure vincolanti sulla trasparenza retributiva entro la fine del 2020 come era previsto dalla recente strategia e’ stato certamente un buon inizio. La perdita economica dovuta al divario occupazionale di genere ammonta a 370 miliardi di euro all’anno. La mancanza di donne in posizioni decisionali e di vertice non è solo un problema di per sé in quanto non permette la fedele rappresentazione di metà azione delle sue esigenze facilitando e legittimando di conseguenza potenziali violazioni dei diritti fondamentali delle donne, ma anche estremamente problematico in quanto scoraggia giovani studentesse e donne ad accedere al mondo del lavoro, posizioni lavorative più qualificate e ad ambire a posizioni di leadership.
Il risultato è una grave perdita economica che mina lo sviluppo sostenibile culturale. A tal proposito dovrebbero essere condotte importanti e massicce campagne sociali di sensibilizzazione da introdurre nei vari Stati membri per educare l’opinione pubblica per smantellare gli stereotipi di genere strutturali e rivedere i ruoli di genere socialmente attribuiti.
Attraverso l’uso massiccio di dati che dimostrino i benefici per l’intera società della parità di genere e disincentivino il ripeters.i di sgradevoli luoghi comuni, tali campagne dovrebbero incoraggiare le donne ad accedere e permanere nel mondo del lavoro e gli uomini a sopportare tale scelta. Infine dovrebbero essere intraprese politiche economiche serie e concrete che permettano un’equa ridistribuzione del lavoro domestico e del carico familiare, insieme ad iniziative per combattere la discriminazione durante i processi di selezione di reclutamento consentendo pari accesso a posizioni di rilievo in tutti gli ambiti lavorativi. In quest’ottica la trasparenza è fondamentale come dimostra il caso islandese.Parità