NUTRYSCORE

NUTRI-SCORE È un sistema di etichettatura dei prodotti alimentari pensato e sviluppato da un gruppo di ricercatori universitari francesi, denominato EREN (Equipe de Recherche en Epidemiologie Nutritionelle), guidato dal nutrizionista SERGE HERCBERG, per semplificare l’identificazione dei valori nutrizionali di un prodotto alimentare attraverso l’utilizzo di due scale: una cromatica divisa in 5 gradazioni, dal verde al rosso e l’altra alfabetica dalla A alla E.
La battaglia dell’Italia contro le etichette a semaforo (NUTRI SCORE) sui prodotti alimentari che danno bollino rosso oppure verde dovrebbe essere ritenuta di estrema importanza, da una parte per le ricadute che a livello economico potrebbe avere sull’export dei prodotti Made in Italy, ma dall’altra anche su quello che l’ adozione di un sistema piuttosto che un altro potrebbe avere sulla salute dei consumatori.
Nell’ambito della Farm to fork strategy, la Commissione europea ha proposto un sistema di etichettatura nutrizionale obbligatorio armonizzato a livello comunitario, che dovrebbe essere adottato entro la fine del 2022. La prima proposta è stata quella francese, etichetta Nutri Score che
utilizza l’immagine di un semaforo che assegna un colore e dunque un via libera o meno ad ogni alimento in base al livello di zuccheri, grassi e sale calcolati sulla base di riferimento di 100g di prodotto. Intuitivamente i cibi con semaforo verde sono da preferire rispetto a quelli rossi.
Molti paesi europei hanno già scelto questo genere di etichettatura e si sono riuniti in un coordinamento per far sentire la propria voce a Bruxelles : Francia, Belgio, Germania, Paesi Bassi, Lussemburgo e Spagna.
L’obiettivo del coordinamento è quello di facilitare con procedure semplici l’uso del Nutri Score da parte di produttori, imprese e delle principali multinazionali. Questo sistema, d’altra parte, è fortemente osteggiato dai produttori delle più importanti imprese italiane: parmigiano, prosciutto di Parma, vino, olio extravergine di oliva, proprio perché sono molti gli alimenti più tradizionali della dieta mediterranea che riceverebbero bollino rosso per via del loro contenuto di grassi, sali e zuccheri. L’Italia, porta avanti in Europa la sua battaglia per un’etichettatura diversa, che non tenga solo conto della percentuale di grassi e zuccheri, ma che tenga conto soprattutto delle quantità in cui un determinato alimento deve essere mangiato. Al momento il nostro paese è riuscito a portare dalla propria parte alcuni paesi, anche se poco influenti per spostare l’ago della bilancia, verso la nuova proposta di etichettatura : Repubblica ceca, Cipro,Grecia, l’Ungheria,Lettonia e la Romania.
L’alternativa proposta si chiama Nutry for Battery e valuta non solo i singoli cibi, quanto piuttosto la loro incidenza all’interno della dieta. L’etichetta è pensata come una batteria e reca l’indicazione di tutti i valori relativi ad una singola porzione consumata. All’interno del simbolo vengono indicate le percentuali di energia, grassi, zuccheri e sale apportati dalle singole porzioni rispetto ad una quantità giornaliera raccomandata.In pratica la percentuale di energia o di nutrienti contenuti dalla singola porzione sono rappresentati dalla parte carica della batteria così da qualificarli visivamente.
L’obiettivo è quello di contribuire a definire un metodo per combattere le patologie legate a scorrette abitudini alimentari. Il motivo che ha spinto l’Italia a seguire la Repubblica ceca, Cipro, Grecia, Ungheria, Lettonia, Romania a cui potrebbero aggiungersi presto anche altri attori come Polonia, Slovacchia.
Vale la pena precisare che sono esclusi da questa etichetttatura i prodotti DOP, IGP, SGT perché la posizione di ulteriori loghi potrebbe creare confusione impedendo i consumatori di riconoscere il marchio di qualità.
Secondo molti italiani il principio di Nutri Score non si basa su un principio scientifico ma fa perno solo su profili nutrizionali e su algoritmi che non sono riconosciuti dalla scienza e puntano a discriminare solo cibi specifici.
La più diffusa letteratura scientifica, sottolinea che non esistono cibi buoni o cattivi, ma solo diete più o meno equilibrate e che ogni cibo può entrare a far parte di una dieta equilibrata nella giusta misura. Esattamente su questo assunto si basa il Nutry Inform che non classifica nessun cibo come insalubre ma ne illustra la giusta quantità da prendere giornalmente. Attraverso i numeri esposti nelle caselle e il simbolo grafico della batteria, i cittadini avranno la possibilità di capire facilmente sia la quantità di calorie e di nutrienti che assumono consumando un prodotto, sia l’incidenza di questi nutrienti sulla dieta quotidiana generale. Alla realizzazione di diete variate ed equilibrate, sulla base del concetto che qualunque cibo può far parte di un’ alimentazione sana se consumato nelle corrette quantità. L’indicazione specifica sulla quantità di nutrienti va maggiormente incontro alle diverse necessità delle persone che rispetto all’improbabile giudizio complessivo sul prodotto compiuto dal nutry Score che non consente al consumatore di capire quanti zuccherie grassi contiene il singolo alimento.
L ’Italia all’estero vende molti prodotti, è famosa per le sue eccellenze e mettendoci sopra un bollino rosso o arancione a risentirne sarebbe proprio il nostro export ed Il fatto che lo danneggi è una conseguenza grave ma secondaria rispetto alla salute dei consumatori. Sinceramente essendo l’Italia artefice della dieta mediterranea, considerata la migliore al mondo, non credo che il nostro paese possa essere accusato di non avere a cuore la salute dei cittadini. Nutry Score basandosi su principi non scientifici, fa leva sulla salute dei consumatori e sulla loro paura di mangiare qualcosa che possa fargli male, dissuadendoli così con un semaforo. Questo è pericoloso e poco educativo.
La sfida europea è individuare un sistema di etichettatura uniforme per tutta l’Europa che non sia penalizzante ma promuova uno stile di vita sano. Gli obiettivi della Farm to fork strategy riconoscono chiaramente che la nostra salute comincia dalla qualità del cibo che mangiamo, quindi promuovere un’alimentazione salutare significa anche fare prevenzione per sconfiggere alcune malattie come l’obesità, soprattutto infantile, il cancro, il diabete. Tutta via Nutry Score parte da una premessa sbagliata e cioè quella secondo la quale ci sarebbero dei cibi buoni e dei cibi cattivie tra questi cibi considerati cattivi che verrebbero quindi marchiati in rosso molti provengono dall’eccellenza del made in Italy e si tratta di un approccio inefficace ed ingannevole. Il sistema Nutrinform è stato costruito al fine di informare il consumatore sulla qualità del prodotto alimentare, mettendolo così nelle condizioni di operare una scelta consapevole. Nutrirsi in modo equilibrato non significa rinunciare o eliminare un prodotto, bensì consumare tutti gli alimenti secondo porzioni e frequenze temporali adeguate. L’etichettatura quindi deve basarsi su una serie di evidenze scientifiche e non certo in base ad un algoritmo.
A scontrarsi non saranno soltanto due tipi di etichette, ma proprio due modi opposti di considerare gli alimenti e loro apporti nutrizionali.
La Commissione europea sta promuovendo una campagna importante di educazione alimentare e secondo il nostro Paese Nutryscore
non è in linea con questa giusta strategia. Si tratta di uno scontro economico che vede la politica diventare strumento di battaglia tra i diversi interessi in gioco a discapito della salute dei consumatori.
Il governo italiano attraverso il lavoro che deputati europei italiani stanno portando avanti, sta creando un asse trasversale che ci aiuti ad allargare il fronte contrario al Nutry Score e sarà strategico coinvolgere la società civile e le associazioni di categoria.
Il dibattito e la scelta definitiva dovranno basarsi sulle evidenze scientifiche e non sugli interessi di un singolo paese, tantomeno sulle richieste di un comparto economico delle grandi multinazionali.
L’obiettivo sarà evitare che durante il prossimo consiglio europeo nel 2022 venga presentato un documento conclusivo che ignori la posizione espressa da Italia, Cipro, Grecia, Ungheria, Lettonia e Romania.