LA SOVRANITÀ’ DIGITALE

La sovranità digitale
L’Vesta propugnando una strategia volta all’affermazione della propria sovranità digitale, tentativo che si scontra con varie proplematicità, in particolare con la dipendenza europea da tecnologie e servizi esteri e soprattutto l’inadeguatezza degli investimenti erogati per sostenere la sua politica industriale.
La strategia europea per i dati Grazie a questa ambiziosa strategia l’unione potrà navigare In un contesto internazionale caratterizzato da una sostanziale assenza di un sistema di governance globale dei dati. Per perseguire i suoi obiettivi programmatici, l’UE dovrà porre attenzione alla salvaguardia della competitività delle proprie aziende portando avanti politiche che nel difendere il diritto alla privacy e alla sicurezza degli utenti, siano chiare ed armonizzate.
Allo stesso tempo dovrà mettere in atto politiche che siano in grado di redistribuire la ricchezza prodotta in campo digitale, confortando le
attuali e pericolose concentrazioni di ricchezza e potere nelle mani di poche aziende oligopolistiche.
Ritardo europeo
Mentre si gettano le basi di una ripresa economica postpandemica, occorrerebbe prestare attenzione alla perdita di peso geopolitico che l’Europa ha perso rispetto ai due giganti a trazione tecnologica come Usa e Cina. Una delle cause e principali può essere imputata alla sporadica presenza europea nelle tecnologie di frontiera.
In The RISE and Fall of German Innovation (2021) Naudé e Nogler s’interrogano sul forte calo della Total Factor productivity tedesca negli ultimi 50 anni. Parlano della scarsa capacità di apprendere adattandosi alle nuove tecnologie e soprattutto della scarsa diffusione delle stesse, e di come, In sostanza, l’innovazione tedesca abbia ceduto il passo. Oggi esiste un GAP molto ampio tra Stati Uniti e Germania, la frontiera dell’innovazione e delle tecnologie, nuove monete del potere globale non sembra alla portata neppure della più grande economia europea. Sfida europea La preidente Ursula von Der Layen con un ritardo più che decennale pone il problema della sovranità digitale promuovendo come interesse prioritario dei paesi membri la competitività europea in grado di sfidare in futuro i monopoli della cinque sorelle californiane e i colossi cinesi. Una buona parte di Next generation Eu è destinato alla transizione digitale, a creare cantieri su Data, intelligenza e infrastrutture.
Da una parte l’UE sta esprimendo la volontà di colmare il gap di sovranità digitale, dall’altra non sembra esistere ancora una cultura
imprenditoriale europea pronta all’innovazione per creare sovranità digitale continentale. Si registra una stagnazione in prendionale, eccezion fatta per l’ del Nord.
Su scala globale il ritardo tecnologico UE a cosa può essere attribuito? Sicuramente il Decision Making nell’ UE subisce vincoli dei poteri di veto di Stati Nazionali, spesso con interessi divergenti tra loro, di conseguenza si può spiegare in parte il ritardo tecnologico.
Se si vuole recuperare il decennio le risorse necessarie europee dovranno essere ingenti.
C’è Bisogno di riforme strutturali interne nei paesi europei e progressi nel processo di democratizzazione delle istituzioni dell’ Unione per ottenere un cambio di passo su tecnologia e digitale.
Transizione digitale Social Network, e-commerce, smart working, ma non solo, infosfera, big data, data economy questo solo una parte di tutto ciò che ci attende con la trasformazione digitale e soprattutto con lo sviluppo delle reti 5g, intelligenza artificiale e machine learning nel futuro prossimo. La trasformazione digitale non inverte solo le attività economiche, ma anche le relazioni tra i cittadini e le stese capacità dello stato di proiettare il proprio potere (cybersecurity, difesa, politica estera). Ogni cittadino ha un’identità digitale tracciata e profilata e dovrebbe essere consapevole di operare, gran parte della propria vita in un ambiente biodigitale dove dovrebbe esercitare nuovi diritti se non vuole solo subire processi economci che influenzano la propria vita.
La terza via dell’ UE L’UE è all’ananguardi’aper quanto riguarda il trattamento dei dati personali rispetto a USA e CINA. Il regolamento GDPR 2016/679 UE è stato preso come riferimento dalle nascenti normative indiana e brasiliana e invocato da Mark Zuckerberg di fronte al Congresso americano. Sul tavolo della Commissione e del Parlamento si dibatte su DATA Governance ACT, Digital Market ACT e Digital Service ACT, che costruiranno un modello di governance complessivo per il ruolo della big Tech Company in Europa. . Quindi l’UE si pone come terza via, quella della rule of low, rispetto agli Stati Uniti liberisti/dove lo stato non interviene negli affari della Big Tech Company, e della Cina dirigente, dove lo Stato comprime i diritti e sfrutta le big Tech company per il monitoraggio e il controllo della popolazione.
Oggi abbiamo un sistema adeguato di protezione e tutela per i cittadini europei, tutela estera anche al di fuori dei confini del SEE, infatti tutte le aziende che trattano dati dei cittadini europei sono obbligati a rispettare il Regolamento 2016/679 UE e l’automatismo che consentiva alle aziende statunitensi di trasferire i nostri dati al di la dell’oceano è venuto meno. Ora la ‘privacy shield’ con la sentenza Scheems II della Corte di giustizia UE è stata abrogata e le nuove linee guida sulla gestione dei Cookie renderanno più consapevole e libero il nostro consenso.
La sovranità digitale La necessità di avere una strategia per raggiungere la sovranità digitale in ambito europeo: cloud, intelligente artificiale, player tech e social, infrastrutture hardware e software è essenziale, vista la forte dipendenza da tecnologie straniere. L’Ue dipende dalle big Tech Company americane, e con qualche preoccupazione cinesi. Inoltre, il legislatore dovrà, però, trovare il giusto bilanciamento fra regole e mercato , proprio perché il proliferare di regolamentazione europea potrebbe creare effetti negativi sul medio periodo come limitazione dell’innovazione e della concorrenza.
Per dare un’ idea sui rapporti di forza e delle risorse in campo, i giganti americani rappresentano un valore di 2200 miliardi di dollari di capitale, contro i 1500 miliardi di capitalizzazione dell’intera Borsa francese.
Altri due problemi attanagliano l’Europa e bloccano lo sviluppo dell’ economia digitale: analfabetismo e calo demografico.
Gli Usa e la Cina per questioni miliari e strategiche sono continenti in cui vengono dati ingenti capitali e investimenti per la ricerca di base e per lo sviluppo di reti e infrastrutture digitali che il settore privato non potrebbe sostenere, generando quelle economie di scala che hanno consentito la nascita della big Tech Company digitali. In Europa gli
Wereni miliari e strategici sono suddivisi tra gli stati membri e quindi risultano frammentati anche tutti gli investimenti che vanno al settore digitale.
Per questo motivo gli investimenti, anche quelli destinati dalla UE a Next generation EU si disperdono in micro progetti di sviluppo che niente hanno a che vedere con quelli reclutati dalle agenzie federali americane o imprese pubbliche cinesi.
Questa forte dipendenza europea da tecnologie straniera, principalmente Usa e Cina espone lo spazio europeo al cybercrime.
Bussola Europea per il digitale La Commissione ha pubblicato lo scorso marzo’ 2021 la Bussola per il digitale, un programma che sviluppa la visione europea per raggiugere la sovranità digitale entro il 2030.