Il mio credo

Credo che la mia libertà e i miei diritti finiscano esattamente dove cominciano quelli altrui.

 

Credo che libertà e diritti altrui, non da meno i diritti dello Stato, debbano cessare nel rispetto (o ‘a fronte’) della mia libertà e dei miei diritti.

 

Credo nella forza della parola data, dello sguardo sincero, della mano tesa.

 

Credo nelle donne e negli uomini di buona volontà, nelle tante e nei tanti che non si abbandonano al lamentano, ma si rimboccano le maniche. In silenzio.

 

Credo nella destra e addirittura nella sinistra, se sono le mie mani o le mani di chi mi è vicino.

 

Credo nella politica, a cui molti non credono più, malgrado le azioni di coloro che hanno contribuito a screditarla.

 

Credo nella cosa pubblica, ben sapendo che, se tutto fosse cosa pubblica, sarebbe il comunismo; e nel comunismo non credo.

 

Credo nel denaro pubblico, se va a beneficio di tutti e non di pochi.

 

Credo nel denaro privato, frutto del lavoro e del sacrificio. Credo nella remunerazione giusta ed equa del rischio d’impresa.

 

Credo nell’economia privata, che non può prescindere dal diritto d’ogni imprenditore a non essere defraudato della possibilità di lavorare.

 

Credo – con molta moderazione – nell’intervento pubblico nell’economia, purché sia circoscritto e non favorisca la dispersione delle risorse.

 

Credo nel federalismo, perché è l’unico modo per tentare di tenere insieme un Paese altrimenti lacerato e diviso.

 

Credo in cose leggere, come le canzoni e le carezze, un sorriso o un abbraccio.

 

Credo nei cardini della vita, come la famiglia, il rispetto e l’amore.

 

Credo nella donna e nel riconoscimento dei suoi diritti, a partire da quello di non esser considerata un essere sotto tutela.

 

Credo nei diritti. Ma anche nei doveri.

 

Credo nell’Europa, la nostra casa comune, e nel suo disegno di pace e prosperità. Unita nella diversità.

 

Credo in Dio, nel Dio in cui mi hanno insegnato a credere, un Dio tollerante con tutti, perfino con chi in Dio non crede.