GREEN WASHING

Green washing

Con questa locuzione si intende ecologismo o ambientalismo di facciata. Ci si vanta di virtù e sensibilità senza esserne in alcun modo
portatori. Inizialmente un fenomeno tipico delle grandi imprese, specialmente multinazionali, ma che si è fatto sempre più sofisticato man mano che l’economia verde ha cominciato ad offrire vantaggi più concreti. Da quando le politiche ambientali sono diventate fonte di grandi investimenti pubblici e incentivi statali, è diventato un atteggiamento che contraddistingue, non solo più le grandi realtà, ma anche piccole imprese, amministrazioni locali e governi.
L’Unione Europea attraverso il Recovery Plan dovrebbe destinare almeno il 37% della spesa totale a sostegno degli obiettivi stabiliti dall’Accordo di Parigi sul clima, ma teme il Green washing.
I Pilastri:
• transizione verde
• trasformazione digitale
• coesione economica
• produttività e competitività
• coesione sociale territoriale
• resilienza sanitaria economica sociale e istituzionale
Gli obiettivi:
• mitigazione dei cambiamenti privati
• adattamento ai cambiamenti climatici
• uso sostenibile delle risorse idriche e protezione delle acque
• transizione verso un’economia circolare
• prevenzione e controllo dell’inquinamento
• tutela e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi. Gli obblighi dovranno essere applicati a tutte le proposte di riforma e investimenti presenti nei Recovery Plan nazionali.
Sarà importante specificare, a tutte le proposte dei Recovery Found nazionaliche gli investimenti verdi non debbano danneggiare in maniera significativa l’ambiente.
La Commissione teme a tal riguardo che gli obiettivi e le linee guida da seguire diventino il pretesto per una colossale operazione di Green washing degli Stati membri per accaparrarsi i fondi strutturali.
La tutela
La Commissione europea e le autorità nazionali di tutela dei consumatori hanno pubblicato i risultati di uno screening sui siti web per individuare eventuali violazioni del diritto dell’Unione Europea in materia di tutela dei consumatori nei mercati online.
Quest’anno l’indagine si è concentrata sul Green washing, la pratica seguita dalle imprese che dichiarano di fare per l’ambiente più di quello che fanno in realtà.
L ’ indagine si è focolitata su affermazioni ecologiche in vari settori economici:
• cosmetici
• elettrodomestici
• abbigliamento
Dall’analisi si evince che circa nel 42% dei casi vi sarebbe motivo di ritenere che le affermazioni, enunciate su molti siti, siano ingannevoli e potenzialmente possano configurare pratiche commerciali sleali a norma del diritto dell’Unione Europea.
In 344 affermazioni il commerciante non aveva fornitoai consumatori informazioni sufficienti per valutare la veridicità dell’affermazione. Nel 37% dei casi l’affermazione conteneva formulazioni vaghe e generiche come: cosciente, rispettoso dell’ambiente, sostenibile e miranti a suscitare nei consumatori l’impressione di un prodotto senza impatto negativo sull’ambiente.
Nel 59% dei casi il commerciante non aveva fornito elementi facilmente accessibili a sostegno delle sue affermazioni.
Nel complesso le autorità hanno avuto motivo di ritenere che le affermazioni siano false, ingannevoli e potenzialmente possano configurare una pratica commerciale sleale a norma delle direttive sulle pratiche commerciali sleali.
A tal proposito verranno contattate le imprese interessate per segnalare i problemi riscontrati e garantire che siano risolti.
I risultati dell’indagine confluiranno nella valutazione di impatto che sarà redatta per la nuova proposta legislativa volta a dotare i consumatori dei mezzi per la transizione verde.
un’indagine a tappeto prevede una serie di controlli effettuati simultaneamente su diversi siti web per individuare possibili violazioni del diritto dell’unione europea in materia di tutela dei consumatori in un particolare settore. Quest’anno si è concentrato su imprese che affermano di vendere prodotti ecologici. Le indagini sono coordinate dalla commissione europea ed effettuate ogni anno dalle autorità nazionali dell’una europea, riunite in seno alla rete di cooperazione per la tutela di consumatori. Quest’anno oltre all’autorità di tutela dei consumatori in Europa hanno contribuito le autorità di tutto il mondo sotto l’egida dell’International consumer protection and enforcement network la rete internazionale per la tutela dei consumatori e l’applicazione delle norme in materia. Lo screening sui siti costituisce una delle numerose iniziative intraprese dalla commissione per dotare i consumatori dei mezzi per compiere scelte più sostenibili.tra le altre iniziative si possono citare il green consumo Shaun Pledge, l’impegno per consumi sostenibili, iniziativa lanciata dal commissario rendersi il 25 gennaio 2021 e la proposta legislativa per rafforzare il ruolo dei consumatori nella transizione verde, che mira a garantire ai consumatori informazioni migliori sulla sostenibilità dei prodotti è una maggiore protezione contro determinate pratiche. Nell’ambito della sua strategia dal produttore al consumatore la commissione proporrà l’introduzione dell’obbligo di apporre sulla parte anteriore dell’imballaggio un’etichetta nutrizionale armonizzata, in modo che i consumatori possono compiere scelte alimentari informate, sane sostenibili.per diversi elettrodomestici l’etichetta energetica dell’unione europea fornisce già un’indicazione chiara e semplice sull’efficienza energetica dei prodotti, il che consente ai consumatori di risparmiare più facilmente sulle bollette elettriche domestiche, riducendo lo stesso tempo le emissioni di gas effetto terra in tutta l’Unione Europea.