EUROPEAN GLOBAL STRATEGY

European global Strategy

L’ordine internazionale basato sulle regole stabilite dalle democrazie liberali si trova oggi di fronte a nuove sfide, ma nello stesso tempo
lo scenario della sicurezza intorno all’Unione Europea rimane molto instabile. Si assiste al proliferare di organizzazioni terroristiche criminali e alla diffusione dell’instabilità soprattutto a causa del fallimento e della fragilità degli Stati, che porta alla creazione di spazi sottratti a qualsiasi autorità.
Il terrorismo informatico,la guerra dell’informazione e la politica energetica, sono volte a destabilizzare anche le democrazie occidentali.
Le tensioni dei Balcani occidentali sono in aumento e le crisi migratorie alle frontiere meridionali e sudorientali pongono l’unione e i suoi Stati membri di fronte a sfide drammatiche, anche in materia di sicurezza.
Le minacce alla sicurezza esterna e interna sono fortemente interconnesse e la pace la sicurezza non possono più essere date per scontate. La mancanza di cooperazione e di coordinamento delle varie sinergie non fa che creare una forte frammentazione. Occorre, a tal proposito,
applicare tutti gli strumenti politici, dal potere persuasivo soft Power al potere coercitivo l’hard Power delle misure a breve termine, alle politiche a lungo termine nel settore della politica estera classica, che comprendano gli sforzi diplomatici bilaterali e multilaterali, la cooperazione allo sviluppo, il supporto all’emergenza, la prevenzione delle crisi e le strategie postbelliche, così come il mantenimento e l’attuazione della pace. I cittadini sono sempre più preoccupati per la sicurezza e guardano l’unione in cerca di protezione.
STRATEGIA EUROPEA
Il 28 giugno 2016 l’alto rappresentante Federica Mogherini presenta ai leader europei il documento” EU global strategy”. L’EGS (EU Global Strategy) rappresenta un nuovo slancio per il processo di politica estera e di sicurezza dell’Unione Europea, se consideriamo quello che fu il fallimento della CED degli anni 50.
L’ Europa più volte ha cercato di dotarsi di una struttura comune che avvicinasse i singoli strumenti militari dell’Unione Europea/ma le volontà nazionali hanno sempre frenato tale processo, trovando un equilibrio soltanto nel patto Atlantico.
• Nel 1999 durante il consiglio europeo di colonia gli Stati membri decisero che l’UE doveva dotarsi, in primo luogo, di una propria capacità militare, decretando la nascita del comitato politico di sicurezza, organo permanente del consiglio e responsabile della PES, ed in secondo luogo i Paesi membri riconobbero la necessità di creare una forza militare e un quartier generale a livello europeo, fermo restando che avrebbero potuto attingere sia dalla Nato sia dei contributi dei paesi membri. Allevrighodicolor.me venne nominato un altA rappresentante della politica estera e di sicurezza dell’unione europea, un ruolo che vedrà poi ulteriori sviluppi in termini di competenze.
• Nonostante le basi create e gli impulsi dati la prima vera azione sul campo di tale politica risale soltanto al 2002, nell’ambito della missione di polizia europea in Bosnia-Erzegovina. E da lì in poi gli obiettivi della politica di difesa dell’Unione Europea vengono ulteriormente ampliati fino ad includere anche la lotta al terrorismo.
Nel periodo 2002/2004 ha cercato di dimostrare con operazioni nei Balcani e m Africa di aver raggiunto una capacità sostanziale nella stabilizzazione delle crisi e di prevenzione delle catastrofi umanitarie.
• Nel 2003 UE e Nato siglano l’accordo Berlin plus, finalizzato alla regolamentaz’ione dell’utile dell’utilizzo da parte europea degli asset militari NATO in caso di crisi. L’accordo prevedeva lo scambio di informazioni ed i termini per l’utilitio degli strumenti dell’alleanza nord atlantica all’interno delle azioni europee.
L’accordo Berni plus ha permesso il lancio nel 2003 della prima operazione militare europea in Macedonia operazione concordia, seguita l’anno dopo dall’operazione in Bosnia Erzegovina.
• Nello stesso anno l’allora alto rappresentante prepara il documento di strategia europea in materia di sicurezza che aprirà le strade alla futura politica estera e di sicurezza europea capace di inglobare al suo interno anche la politica di difesa.
Il documento riconosce le nove priorità in fatto di sicurezza continentale: il terrorismo, la proliferazione di armi di distruzione di massa, conflitti regionali, i fallimenti degli Stati ed il crimine organizzato.
La nuova strategia approvata dal consiglio, nel dicembre 2003 identifica le azioni necessarie da parte dell’unione in materia di difesa e sicurezza riconoscendo in particolar modo come sia necessaria i azione di prevenzione dei conflitti soprattutto fuori dei confini europei.
• Il trattato di Lisbona 2007/2009 rappresenta un chiaro cambiamento di traiettorie nella definizione di una strategia di difesa e sicurezza
europea. Il documento redatto nella capitale portoghese ha, infatti, corretto i precedenti trattati sull’Unione Europea ed è incorporato nella nuova politica estera e di sicurezza PESC, la politica di sicurezza e difesa comune.
Secondo le nuove disposizioni, le operazioni militari e le missioni civili vengono così svolte nell’ambito della nuova PESC che rappresenta il centro strategico delle strutture militari e politiche permanenti.
Il trattato di Lisbona inoltre ha previsto la nascita sotto la presidenza dell’alto rappresentante per la politica estera e di difesa all’Unione Europea, ruolo dell’alto rappresentante che vede altresì raddoppiare le proprie mansioni, divenendo sia vicepresidente della commissione europea sia responsabile della politica estera comunitaria.
Dall’implementazione del trattato, il numero di missioni che hanno visto impegnata l’Unione Europea sono aumentate, differenziandosi tra quelle umanitarie civili.
• Un ulteriore passo fondamentale della politica di difesa europea è rappresentato dalla creazione dei Battlegroups, sin dal Summit franco-britannico di Lancaster House nel febbraio 2003. I due paesi sviluppavano un nuovo approccio alla politica di difesa e sicurezza europea, con l’obiettivo di condurre diverse operazioni e migliorare la capacità di reazione dell’ Unione in caso di crisi.
Il concetto di risposta rapida rimaneva all’ordine del giorno, fino a quando nel febbraio 2004 con il supporto della Germania l’idea di BG coups venne inserita nella priorità della politica di difesa europea. L’iniziativa di Bgroup prevedeva di correggere i difetti della “European Rapid Reaction force”.
L’idea era quella di creare delle forze più piccole ma di rapida azione da schierare in caso di crisi. Il concetto di BGroups ricevette un iniziale apprezzamento da parte dei paesi membri ma, al momento della reale esecuzione, iI nodi della questione di una politica di difesa e sicurezza comune vennero al pettine.
Nelle crisi in Congo del 2006-2008, in Sudan nel 2010 e nel supporto all’operazione valutaria dell’ONU in Libia nel 2011, l’Unione Europea non fu capace di concordare una linea d’azione comune e gli Stati membri infatti non percepirono come vincolante la loro partecipazione. Nonostante i Bgrups siano pronti dal punto di vista militare, manca ancora una reale volontà politica di partecipazione, da parte degli Stati membri sotto l’egida europea.