DIGITALIZZAZIONE PA

“Per fare un mondo digitale , bisognerebbe prima fare i cittadini digitali”
Come le tecnologie hanno modificato il modus agendi della PA?
La disciplina della PA ha avuto un forte impatto, sia sul piano organizzativo che sul piano disciplinare delle singole procedure e non di meno nei rapporti con i servizi amministrativi, infatti, a partire dalla legge 7/Agosto/1990 n. 241, in modo più incisivo dal 2000 e maggiormente dal 2005 sono state fatte importanti modifiche al quadro normativo nel tentativo di aprire la strada verso il mondo digitale, meglio definito come:
E-government, un sistema di riorganizzazione dell’attivita amministrativa mediante l’ausilio della tecnologia dell’ informazione e della comunicazione, una tendenza che implica una più agevole circolazione delle informazioni tra gli apparati pubblici ed i cittadini.
Sono snellite le procedure burocratiche, i flussi cartacei ed eliminati i passaggi inutili a carico dell’utente.
Open government, un governo aperto, un’amministrazione caratterizzata da collaborazione e partecipazione dei cittadini, che poggi le basi sul principio di trasparenza. È importante che il privato cittadino abbia la possibilità di accedere ai documenti del governo e di poter prendere parte al processo decisionale.
Diritto di informazione
Sulla base di questi principi sopra enunciati e che affondano le loro radici nel XVIII sec., quando si affermò, in primis, il diritto di informazione sancito nella Dichiarazione di Indipendenza ed in seguito nella Costituzione americana, secondo cui un governo deve essere aperto al dialogo con i propri cittadini in modo da favorire un controllo trasparente sull’operato pubblico.
È significativo a tal riguardo che il nostro Paese abbia aderito ai principi dell’Open Government Declaration, presentando il proprio Action Plan ed entrando a far parte dell’Open Government Partnership, iniziativa arrivata oggi a coinvolgere oltre 70 Paesi. Un’iniziativa che porta con se principi molto importanti come quello della cultura globale, di un governo aperto,più responsabile, partecipativo e trasparente.
Introduzione del codice dell amministrazione digitale
Emanato con D. Lgs. n 82/2005 ed in seguito anche con le numerose modifiche operate su di esso, ha rappresentato il momento cruciale di questa evoluzione. Di recente con la riforma MADIA del 2015 e specialmente con il suo decreto attuativo possiamo considerare
significativamente modificato il quadro giuridico della PA.
Il codice della PA si profila come una sorta di Costituzione del mondo digitale con l’obiettivo di semplificare e riorganizzare la normativa, tracciando le basi per un federalismo funzionante e individuando nuovi diritti dei cittadini e dell’impresa nei confronti della PA.
Per svolgere i suoi compiti e garantire i nuovi diritti affermati dal Codice la PA ha messo in opera alcuni strumenti:
Gli strumenti della PA
1) posta elettronica certificata
2) siti internet
3) carta di identità elettronica e carta nazionale dei servizi
3) firme elettroniche e digitali
6) documenti informatici, documento analogico e fascicolo informatico
7) Dematerializzazione e conservazione
8) Open Data, accessibili a tutti
9) Cloud Computing nuvola elettronica → fenomeno di esternalizzazione economica
10) Identità digitale SPID
A che punto siamo?
Il codice di amministrazione digitale ha rappresentato lo spartiacque che ha segnato il passaggio tra l’amministrazione tradizionale a quella digitale, anche se ad oggi le nuove riforme non hanno davvero funzionato e il nostro Paese continua a convivere con un’enorme ed ingombrante sovrabbondanza burocratica.
Uno dei motivi può essere sicuramente attribuito al passaggio culturale che richiede ancora molto tempo ed oltretutto ci vorrebbe un ripensamento della questione anche a livello politico, perché soltanto intervenendo in maniera incisiva si potranno raggiungere gli obiettivi prefissati.
Digitalizzazione post pandemica
La pandemia ha fatto emergere molte criticità, sia per quanto riguarda la velocità di connessione a cui dovrebbero avere accesso tutte famiglie, ma anche per quanto concerne la digitalittazione della PA. Con lo scoppio della pandemia è aumentata l’attenzione posta sul tema e con l’introduzione della didattica a distanza e buona parte degli italiani in Smart Working, una connessione stabile e accessibile da casa è diventata fondamentale.
L’Unione Europea
Uno degli obiettivi di Next Generation Eu è appunto quello di creare una rete di infrastrutture digitali efficienti, sia a livello scolastico che di pubblica amministrazione. Il piano europeo per la ripresa economica prevede un investimento a livello statale almeno del 20% delle risorse ricevute per garantire la transizione digitale.
Già nel 2010 la strategia EU aveva introdotto un’agenda digitale europea, uno degli obiettivi principali era quello legato alla volontà della Commissione di diffondere la banda larga in maniera omogenea su tutto il territorio UE, fissando alcuni obiettivi tra cui:
A) banda larga di base (fino a 30 Mbps) entro il 2013
2) banda larga veloce (oltre 30 Mbps) entrò il 2020
3) banda larga ultraveloce (100 Mbps) entro il 2020 per almeno il 50% degli utenti domestici europei.
L’Italia nel 2013 in linea con gli accordi europei (nel documento di strategia di crescita digitale) ha ideato un piano nazionale che faccia transitare il Paese verso la digitalizzazione, mettendolo nelle condizioni di stare al passo con il resto della comunità internazionale.
Nonostante i passi avanti, però, molti comuni sono ancora distanti dagli obiettivi prefissati entro il 2020.
La presenza della banda larga di base in tutti i Comuni è uno dei traguardi europei raggiunti, tuttavia con l’aumentare delle velocità l’accesso diminuisce. Sicuramente i grandi centri urbani e le zone limitrofe risultano essere i territori più serviti rispetto alle aree interne.
Il 5g e obiettivi entro il 2030
Rimangono più escluse le zone più montuose e collinari, proprio a causa delle difficoltà strutturali della banda larga che necessita di infrastrutture cablate e difficile da replicare in territori morfologicamente impervi. La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, spostando molti servizi sull’ online, ha permesso ai cittadini di usufruirne di una buona parte senza doversi recare ai pubblici sportelli.
Nel 2013 quasi tutti i Comuni Italiani avevano un sito, ma soltanto il 20% lo avrebbe usato per erogare servizi online. A molti anni di distanza, purtroppo, la situazione non è migliorata, anzi è peggiorata, fatta eccezione per la Banda larga di base, gli obiettivi di Europa 2020 possiamo dire che siano stati delusi.
L’Unione attraverso Next Generation, appunto, cercherà di dare uno slancio alla transizione digitale fissando nuovi obiettivi da raggiungere entro il 2030 ed in primis la neutralità digitale.
Obiettivi entro il 2030:
1) Tutti i servizi pubblici fondamentali devono essere online
2) Identità digitale: l’80% dovrà essere in grado di usarla
3) Connettività: gigabit gratuiti per tutti e presente ovunque
4) Dati – Edge- Cloud: 10.000 nodi periferici aamente sicuri ed a impatto climatico zero per poter incrementare l’utlimo dei settori pubblici dell’archiviazione digitale in Cloud.