ACTION PLAN UE E ANTIRICICLAGGIO

 

Premessa
Come ben sappiamo i professionisti del riciclaggio si organizzano in strutture societarie molto complesse e dislocate senza limiti di territorialità, ma nello stesso tempo il processo normativo non risulta essere così al passo coi tempi.
A tal proposito risulta necessario migliorare il quadro di riferimento e di applicazione degli strumenti di vigilanza per contrastare il riciclaggio ed impedire il finanziamento di terrorismo, in ambito europeo.
Nasce, a tal proposito, l’ Action Plan dell’Unione Europea, per contrastare, appunto, il riciclaggio di denaro e il finanziamento al terrorismo.
Piano d’Azione
Partendo proprio da questo scenario in cui le organizzazioni criminali minano costantemente la stabilità dell’intero sistema finanziario ed economico, la Commissione europea, adotta un piano d’azione che poggia su una serie di pilastri molto importanti. La prima priorità che si pone è quella di assicurare la piena attuazione della normativa UE in materia di antiriciclaggio da parte degli Stati membri, proponendo di schierare in prima linea l’autorità bancaria europea (ABE) e tenendo sempre conto del regolamento UE19-21, la Commissione guida, coordina e monitora l’operato di tutti i fornitori di servizi finanziari delle autorità competenti. A questo punto viene istituita una banca dati dei rischi e delle azioni di vigilanza a livello UE, la quale chiederà le effettive valutazioni del rischio da parte delle autorità competenti e, inoltre, chiederà di indagare alle autorità competenti nei confronti dei singoli istituti finanziari non rispondenti agli obblighi normativi.
Istruire un corpus normativo unico ed uniforme a livello UE.

La Commissione europea rileva, da parte di diversi Stati membri, un’applicazione del quadro normativo ancora troppo frammentario, che lascia troppo spazio al cosiddetto shopping normativo, in virtù del quale i destinatari della normativa dell’ antiriciclaggio stabiliscono il territorio su cui abilitare l’esercizio delle proprie attività ed in quali paesi la normativa possa risultare meno rigida. Occorrerebbe stabilire centralmente:
• un elenco dei soggetti obbligati
• i requisiti di adeguata verifica della clientela
• i controlli interni
• gli obblighi di segnalazione
• le disposizioni relative ai registri sulla titolarità effettiva ed i registri registi centralizzati dei conti bancari
• armonizzare i processi di individuazione delle persone politicamente esposte rendendo più agevole l’uso delle applicazioni digitali per accettare e verificare a distanza l’identità dei clienti come pure per stabilire relazioni commerciali a distanza o l’introduzione di un massimale per i pagamenti in contanti di elevata entità.

La vigilanza UE
Diversi e presunti casi di riciclaggio di denaro, portati alla luce da organi di informazione investigativa, hanno evidenziato una differenza qualitativa dei controlli all’interno dell’Unione Europea, da parte dei singoli Stati membri chiamati ad esercitare singolarmente la vigilanza sulla materia. La Commissione europea ha ritenuto opportuno, così stando le cose, di adottare un sistema integrato di vigilanza a livello europeo che garantisca l’applicazione coerente delle norme e promuova una cooperazione efficiente di tutte le autorità competenti.
L ’attuale quadro normativo dell’Unione Europea impone ai soggetti obbligati di segnalare le operazioni sospette all’unità di informazione finanziaria, ed in particolare per quanto concerne i dati relativi al contante, forniti dalle autorità doganali e che costituiscono la base delle informazioni finanziarie per produrre le analisi finanziarie.
La Commissione ha rilevato differenze operative e gestionali da parte delle singole unità di informazione finanziaria, in particolare il fatto che diverse unità non dispongano ancora degli strumenti informatici necessari per trattare e analizzare le informazioni. Purtroppo
appaiono ancora troppo limitate le misure preventive tra lo scambio di informazioni tra unità di informazione finanziaria e leautorità competenti e risulta ancora limitato lo scambio con le autorità doganali dell’Unione Europea.
L’ analisi congiunta resta ancora molto limitata e piena di lacune,
a tal proposito, si ritiene valida l’alternativa di definire un sistema in cui le unità di informazione finanziaria vengano a dotarsi di un mandato e di compiti propri in cui i processi decisionali di governance dovranno essere sufficientemente indipendenti, operando come rete di unità di informazione finanziaria con un centro web.
Attuare le disposizioni di diritto penale e scambio di informazioni
Misure di recente adozione hanno permesso di agire su alcune evidenze in materia di definizione e sanzione del riciclaggio di denaro nell’Unione Europea, agevolando la cooperazione giudiziaria di polizia. L’uso di informazioni finanziarie per i reati gravi è stato inoltre potenziato garantendo all’autorità di contrasto l’accesso diretto al registro centrale dei conti bancari e migliorando al contempo la cooperazione tra le autorità di contrasto. A partire dal dicembre 2000, con le nuove normative, viene facilitato il recupero dei beni agevolando il congelamento e la loro confisca in tutta l’Unione Europea. La procura europea dovrebbe entrare in funzione alla fine del 2020 e sarà competente ai fini delle indagini dei reati di ri di riciclaggio collegati a reati a danno del bilancio dell’Unione Europea. La commissione europea, approvato il nuovo mandato svolgerà un ruolo di primo piano per rafforzare le norme di portata mondiale e a livello di quelle dell’Unione Europea in settori fondamentali pertanto, continuerà a collaborare con gli Stati membri intensificando la sua partecipazione affinché l’Unione europea possa svolgere un ruolo più incisivo a livello mondiale.

Concludendo
L’action Plan risulta molto complesso, articolato e per certi versi ambizioso. La struttura rimane ancorata ai parametri fondamentali per la lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo.
Pur condividendo la linea tracciata dalla Commissione europea e nonostante l’attuale quadro normativo abbia progressivamente ampliato il numero dei soggetti obbligati e l’elenco dei presupposto conferendo maggiore rilievo al concetto della titolarità effettiva e delle metodologie basate sul rischio, ci si chiede se sarà sufficiente ampliare la platea dei destinatari?
Probabilmente la risposta è negativa fino a quando non verranno potenziati e realmente accresciuti i poteri all’Unione Europea a livello di informazioni finanziare e anche ai fini del congelamento dei beni e delle limitazioni dei pagamenti in contanti.
Le autorità di vigilanza nazionali dovranno assumere un ruolo chiave e fondamentale del sistema, Il piano dell’UE sarà pertanto più efficace quanto più omogenea sarà la normativa UE tra gli Stati membri, specie se è indirizzata da un modello di vigilanza accentrata che poggia opportunamente sull’unità di informazione finanziaria nazionale coordinata e sostenuta a livello centrale europeo.
Dalla commissione europea, occorrerà una interconnessione a livello europeo dei registri centrali dei conti bancari che permetterà di accelerare, per le autorità di contrasto e le unità di informazione finanziaria, l’accesso alle informazioni finanziarie.
Così facendo si andrebbe anche a limitare il rischio posto dalle strutture poco trasparenti e quindi andare a capirel’origine dei fondi impiegati per talune operazioni.
Qualunque azione ben strutturata ma poco armonizzata, non sarà mai sufficiente, senza ricorrere all’adozione di politiche fiscali e unitarie
da parte dell’Unione Europea. Di fatto nel fenomeno del il terrorismo è evidente che molti capitali illeciti vengano spesso indirizzati verso paesi a fiscalità privilegiata e che sovente dispongano già di adeguati regimi di trasparenza e di cooperazione tra gli Stati membri destinatari della normativa antiriciclaggio. In questo senso pare che qualcosa comincia a muoversi a livello comunitario ma il cammino pare ancora molto lungo.